Quel noioso rumore di sottofondo… l’inquinamento acustico e la qualità della vita a Pesaro
Secondo le ultime statistiche, almeno un italiano su dieci accusa problemi all’udito, e ciò è dovuto al rumore eccessivo che insidia quotidianamente i nostri timpani. Si tratta di una stima preoccupante, che individua un problema serio e forse anche un po’ trascurato. Oltre alla diminuzione della capacità uditiva infatti, il chiasso può alterare le funzioni del sistema cardiovascolare, gastrointestinale e respiratorio. Può influire negativamente sul sonno e sulle prestazioni psicofisiche, e nei soggetti più predisposti, può addirittura rendere difficile la comprensione delle comunicazioni verbali. Tutto ciò, come accennato, accade perché ogni giorno i nostri timpani sono tormentati da rumori costanti e diffusi di cui ci accorgiamo solo di fronte alla sensazione di benessere che ritroviamo nel silenzio. Tra le tante sorgenti del caos, il traffico è l’imputato principale: sirene spiegate, clacson, rombi di motociclette, mezzi pesanti e treni che sfrecciano ad alta velocità sono solo la punta dell’iceberg. E come abbiamo visto, gli effetti sulla salute possono essere pesanti, con conseguenze sia fisiche che psichiche. Per questo, su incarico del Comune, i tecnici dell’Arpam hanno realizzato una “mappatura acustica” di Pesaro, da cui sono risultate diverse aree in cui il chiasso supera il livello di attenzione. Dai rilievi è emerso infatti che sono molte le zone rumorose, soprattutto in prossimità delle principali arterie di traffico (ad esempio la Statale Adriatica, Via Milano, Via Giolitti, via Ponchielli, Via Solferino, e viale della Liberazione, dove la centralina mobile dell’Arpam ha misurato oltre 65 decibel).
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La Classificazione acustica della città
Al fine di valutare dove intervenire, il Comune di Pesaro, tramite i tecnici dell’Arpam, ha elaborato la «Classificazione acustica» della città: in pratica, il territorio comunale è stato suddiviso in 6 classi, ognuna delle quali deve rispettare determinati limiti di rumore, diurni e notturni, stabiliti in base alla destinazione e all’uso dell’area.

Nella classe I, per esempio, rientrano le zone che vanno maggiormente protette come l’Ospedale e il parco San Bartolo (per la parte lontana dalle strade), insieme agli ambienti più «delicati». Qui non si devono superare i 50 decibel di giorno e i 40 di notte. Nelle classi V e VI, sono incluse le aree prevalentemente e/o esclusivamente industriali, dove il limite del rumore è più alto e può arrivare fino a 70 dB. Nella V classe rientrano le strade più trafficate, l’area del porto (tra il fiume e il canale) e le zone industriali di Tombaccia e Torraccia. Il centro storico, per la particolare densità abitativa e la presenza di attività produttive, commerciali e terziarie, è stato inserito in classe IV, con un limite massimo di 65 decibel di giorno e 55 di notte (gli stessi valori consigliati dall’Oms per non rischiare problemi).
Questo strumento è utile perché, confrontato con la Mappa effettiva del rumore misurato nell’ambito cittadino, indica dove intervenire per migliorare la situazione e riportarla nella “norma”.
Il limite di tolleranza e i consigli del medico
E’ vero che la sensibilità cambia da persona a persona, esiste tuttavia un limite di tolleranza che è bene non superare per evitare di incorrere in danni psicofisici. Se la soglia di rischio è stata individuata intorno agli 80 decibel, l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda invece di non superare i 65 dB di giorno e i 55 di notte (gli stessi indicati nella classificazione dell’Arpam per la zona del centro).
«Le esposizioni prolungate ai rumori possono sicuramente causare seri problemi — conferma il dottor Massimo Fresina direttore del Dipartimento di Prevenzione della Zona Territoriale 1 di Pesaro— . E il rischio, oltre ovviamente nel caso di fenomeni acuti, si ha anche con lunghe esposizioni a valori medi. La riduzione della capacità uditiva è solo uno degli effetti, che si somma ad altre conseguenze sul sistema nervoso e neurovegetativo. Restando esposti a 90 dB già si prova fastidio, mentre a 120 dB può comparire dolore, nausea, capogiri e sordità temporanea. Il rumore persistente del traffico ad esempio — prosegue il dottore — può rendere più irritabili e nervosi, scatenare insonnia, variare la pressione arteriosa e la capacità respiratoria, con alterazioni del campo visivo e dell’equilibrio».
Ecco come difenderci in casa
Negli edifici, le principali vie di trasmissione dell’onda sonora sono i muri, i solai le finestre ed il tetto, e gli accorgimenti per limitarne la propagazione possono essere vari. A consigliarci come difenderci in casa, è Ramona Roccheggiani, titolare di Ecologicasa, una ditta specializzata in bioarchitettura di Fano. “Per difenderci dai rumori aggressivi possiamo utilizzare diversi accorgimenti _ racconta Ramona Roccheggiani - possiamo aumentare il peso degli elementi costruttivi, evitare i ponti acustici (ossia i punti deboli attraverso cui l’onda sonora riesce a passare); inserire strati intermedi come pannelli e materassini, ed infine realizzare massetti galleggianti. Il Fonoisolamento è la capacità di isolare acusticamente un ambiente dai rumori esterni e normalmente deve essere ottenuto attraverso la combinazione ideale di diversi materiali in fase di costruzione”.
E se ci troviamo a vivere in una casa di vecchia concezione?
“E’ comunque possibile ottenere buoni risultati anche in fase di ristrutturazione - rassicura l’esperta - cercando di isolare tutte le pareti, perimetrali e divisorie, se possibile anche i solai, attraverso prodotti naturali quali il sughero, la fibra di legno o con pannelli in legno magnesite, dello spessore adeguato e da valutare di volta in volta. Si possono ottenere migliori risultati costruendo pareti doppie non collegate rigidamente e contenenti materiali isolanti specifici.
Come possiamo rientarci nell’acquisto?
“Di norma un prodotto isolante deve rispondere a molteplici necessità: isolare acusticamente e termicamente ed essere traspirante, quindi sulla base delle priorità si può scegliere tra i tanti prodotti offerti dal mercato. Ad esempio la lana di pecora ha eccellenti qualità di fonoassorbenza, addirittura viene utilizzata per insonorizzare ambienti come sale di registrazione. Oppure il cocco accoppiato al sughero che insieme hanno la capacità di assorbire sia i suoni ad alta frequenza che quelli a bassa frequenza, con risultati difficilmente ottenibili con altri materiali. Altro ottimo prodotto è la fibra di legno che si presta per interventi di isolamento termico e acustico di tetti pavimenti pareti e che forse risulta essere quello più completo, perché associa anche un ottimo risultato in termini di isolamento dal freddo e dal caldo. Anche la canapa ha buone capacità di fonoassorbenza e di anticalpestio, infatti viene utilizzata (così come il lino) come materassino per la posa di parquet flottanti.
E’ sufficiente scegliere un qualsiasi prodotto “bio”?
“Il consiglio – conclude Ramona Roccheggiani - è di rivolgersi ad un esperto che sappia valutare attentamente la problematica e consigliare caso per caso la soluzione migliore sia dal punto di vista tecnico che economico”.
L’asfalto nemico dei rumori e i piccoli miglioramenti ottenuti
Una mano per attenuare il chiasso proveniente dal traffico può venirci dall’asfalto. Cosa c’entra l’asfalto? C’entra, perché si tratta di un prodotto speciale, fono-assorbente e drenante, che dovrebbe per giunta contenere l’inquinamento da polveri sottili. Il Comune lo ha sperimentato in alcune vie cittadine (come via Belgioioso e un breve tratto della Statale adriatica in corrispondenza del ponte di Cristo Re) per attenuare il disagio lamentato dagli abitanti. «Si tratta di un tipo di conglomerato bituminoso all’avanguardia — spiega il vicesindaco con delega ai Lavori pubblici, Ilaro Barbanti — che consentirà di ridurre il rumore provocato dal traffico veicolare e di abbattere le polveri sottili. Prima dell’esecuzione dei lavori, sono state eseguite prove fonometriche all’interno delle abitazioni della zona interessata, prove che sono state poi ripetute alla conclusione dell’intervento, per verificarne l’efficacia. In via Belgioioso, per esempio, abbiamo ottenuto l’abbassamento medio di almeno 3 decibel».
“Negli ultimi anni – racconta Luciano Benini, responsabile Radiazioni/Rumore del dipartimento provinciale dell’Arpam - abbiamo effettuato diversi monitoraggi di rumore in via Belgioioso dove, a seguito dei provvedimenti del Comune (asfalto fonoassorbente, pista ciclabile) i valori sono diminuiti di circa 3 dB fra il 2004 e il 2008. Nel 2006 erano state effettuate misurazioni in via Fratti, con valori di poco inferiori ai 70 dB di giorno e di poco superiori a 60 dB di notte (quindi con una diminuzione di circa 3 dB rispetto al monitoraggio originario, diminuzione dovuta all'apertura del primo tratto dell'interquartieri). Nel 2004 fu poi eseguita una misurazione in via Canonici a circa 40 metri dal bordo dell'autostrada, riscontrando valori di poco al di sotto dei 70 dB di giorno e attorno ai 65 dB di notte. A tal proposito vale la pena di ricordare che con la realizzazione della terza corsia autostradale verrà realizzato anche il completo risanamento acustico dell'autostrada”.
Quei decibel di troppo della “musica in cuffietta”
Secondo un rapporto del 2008 elaborato dal Comitato scientifico per i rischi sanitari emergenti (Csrsen) della Commissione europea, il 5-10% di coloro che, per un periodo di almeno 5 anni, ascoltano la musica con apparecchi musicali portatili per più di un'ora al giorno tenendo l'apparecchio ad alto volume, rischiano una perdita permanente delle capacità uditive.

Il team del comitato scientifico formato da 9 esperti ha stimato che tra i 2,5 e i 10 milioni di europei rischieranno di perdere l'udito se ascolteranno la musica con lettori mp3 o iPod per più di 5 ore la settimana per 5 anni, superando così i limiti imposti dalla Comunità Europea (89 decibel), ed oltrepassando il livello di rumore legalmente consentito sul posto di lavoro e quindi considerato dannoso.
E' un dato che spaventa e che deve allarmare soprattutto coloro che nutrono una certa "dipendenza" nei confronti di queste nuove tecnologie.
In passato il mirino era stato puntato su walkman e lettori cd, oggi invece sono mp3 ed iPod ad essere sotto la lente, dato che sono in grado di riprodurre musica a volume molto elevato, senza danneggiare la qualità e la limpidezza del suono.
Si è stimato che se le cose resteranno come oggi, nel 2015 circa un miliardo di abitanti dei Paesi industrializzati soffriranno di deficit uditivo, con una spesa assistenziale stimata attorno ai 60 miliardi di dollari. Nonostante le normative, l’Europa risulta essere il continente più colpito, con una stima (al 2015) di 90 milioni di abitanti affetti da ipoacusia, 12milioni dei quali in Italia (oggi sono già oltre 7 milioni).
«Ascoltare musica ad alto volume — afferma il dottor Massimo Fresina dell’Asur di Pesaro — può comportare intontimento e calo dell’attenzione, che risultano particolarmente pericolosi soprattutto se si verificano all’uscita delle discoteche, con la mente stordita dall’ora tarda e dall’alcol. Per questo è bene comportarsi con molta prudenza».